Gli ordini erano stati chiari. "Ascoltami attentamente perché parlo una volta sola: fatti trovare sotto lo studio alle tre; quando ti farò uno squillo sali, troverai la porta accostata, entra e richiudi bene la porta dando due mandate di chiave. Mi raccomando deve essere ben chiusa. Poi va nella stanza dove c'è l'aula di scuola: sulla cattedra trovi un abito che dovrai indossare. Prendi uno dei fogli di carta che si trovano sui banchi e a chiare lettere scrivi "Sono un pirla" e con lo scotch applicalo sul tuo petto. Poi mettiti nella posizione che ti conviene, a quattro zampe, con lo sguardo basso. La schiena deve essere rivolta verso il confessionale. Hai 10 minuti di tempo per fare tutto, non uno di più. Hai capito idiota?". "Sì... s-sì... Milady...". Mise giù la cornetta. Ero abbastanza stupito da questa strana proposta ma la trovavo al tempo stesso intrigante.
Mi recai nel luogo indicato all'ora indicata. Non volevo deludere Milady. Attesi spasmodicamente lo squillo. Dopo alcuni minuti di attesa snervante cominciai a passeggiare nervosamente. L'attesa si faceva inquieta: non avevo più unghie sulle dita. Finalmente il trillo padronale: mi affrettai al portoncino, salii le scale tutto d'un fiato e scostai la porta...
Una volta entrato, feci come mi era stato intimato. Il locale era devvero deserto e ciò accresceva la mia curiosità e la mia eccitazione. Mi spogliai e indossai il vestitino da cameriera che si trovava sulla cattedra: corpetto con pizzo, grembiulino che lasciava scoperto il didietro, autoreggenti e cerchietto per i capelli. Su un foglio tracciai con un pennarello a caratteri cubitali la scritta SONO UN PIRL, che feci campeggiare sotto la mia faccia da idiota. Mi accucciai nella direzione indicatami in attesa degli eventi. Stetti in quella posizione per oltre cinque interminabili minuti. Poi udii il rumore secco e lento dei tacchi sul pavimento.
Mi recai nel luogo indicato all'ora indicata. Non volevo deludere Milady. Attesi spasmodicamente lo squillo. Dopo alcuni minuti di attesa snervante cominciai a passeggiare nervosamente. L'attesa si faceva inquieta: non avevo più unghie sulle dita. Finalmente il trillo padronale: mi affrettai al portoncino, salii le scale tutto d'un fiato e scostai la porta...
Una volta entrato, feci come mi era stato intimato. Il locale era devvero deserto e ciò accresceva la mia curiosità e la mia eccitazione. Mi spogliai e indossai il vestitino da cameriera che si trovava sulla cattedra: corpetto con pizzo, grembiulino che lasciava scoperto il didietro, autoreggenti e cerchietto per i capelli. Su un foglio tracciai con un pennarello a caratteri cubitali la scritta SONO UN PIRL, che feci campeggiare sotto la mia faccia da idiota. Mi accucciai nella direzione indicatami in attesa degli eventi. Stetti in quella posizione per oltre cinque interminabili minuti. Poi udii il rumore secco e lento dei tacchi sul pavimento.
Il ticchettio tacque alle mie spalle. "Bene bene" risuonò la Sua calda voce. In qualche modo mi sentii più al sicuro; la solitudine dei momenti precedenti lasciava il posto poco a poco alla confortante presenza di Milady. Passò un minuto in totale silenzio... sentivo il suo sguardo su di me senza poterlo ricambiare: mantenevo ordinatamente la posizione da quadrupede che avevo assunto e che mi impediva di sollevare lo sguardo verso di Lei, seppure il mio desiderio era di incrociare il suo volto severo e affascinante. Uno schiaffo potente risuonò nella stanza e sulla mia chiappa: "Cretino! Sono qui da un'ora e nemmeno mi saluti? Ma che razza di cane sei?" Intimidito, feci per girarmi ma le ginocchia intorpidite resero goffi i miei movimenti.
"Guardalo, l'idiota" disse beffarda "nemmeno riesce a muoversi: sembri un sacco di patate." Con la suola dei suoi sandali premette il mio volto facendomi perdere l'equilibrio. Mi ritrovai a pancia all'aria con le gambe ancora un po' anchilosate: come una tartaruga rovesciata sul guscio. Ebbi però il privilegio di vederla, finalmente.
Dal basso la sua bellezza appariva ancora più imponente: un corpetto nero e rosso le stringeva la vita e un perizoma nero segnava il profilo alto delle lunghe gambe, agognato rifugio del mio volto. Le scarpe che indossava, sandali aperti con tacco vertiginoso, le conferivano una sensualità leggera e perversa che mi eccitò.
Mi prese per l'orecchio e tirando con forza mi trascinò nella stanza attigua davanti allo specchio a parete. Cercai affannosamente di seguirla ma caddi più volte. Fu lì che mi accorsi che nelle mani teneva un frustino: il mio didietro ne assaggiò il tenore inflessibile accompagnato da ripetuti "E muoviti, imbecille!".
Davanti alla mia immagine riflessa (mi fece mettere in ginocchio con le "zampette" alzate a mo' di cagnolino addestrato") mi intimò di leggere ad alta voce le parole che avevo scritto sul foglio che mi penzolava sul petto. "Sono un pirla" riecheggiò nell'aria più e più volte seguendo il ritmo delle sberle che di tanto in tanto Milady mi regalava.
"Tu hai bisogno di una regolata" disse improvvisamente facendomi scorrere un brivido lungo la schiena. La vidi allontanarsi sculettando: mai visione più celestiale appagò i miei occhi, le sue chiappe danzavano davanti ai miei occhi alternandosi in una sinfonia di soda morbidezza. Giunta in fondo alla stanza si chinò senza piegare le ginocchia: il suo sedere assunse proporzioni divine e le rotondità iraggiarono di beltà lo spazio attorno.
Tornò tenendo fra le mani uno sgabello su cui mi fece appoggiare il petto, lasciando al vento le mie natiche. In quella posizione, mi avvisò Milady, dovevo funzionare da radio: "Che cos'ha una radio?" disse ironica tenendo la mia faccia tra la mano e stringendo le mie guance. "L'an-an-antenna" risposi. Mi arrivò un ceffone "Non ricordi che devi finire sempre le frasi con Milady?!?!?!? Allora, da bravo, cos'ha una radio?" Ripetei la mia risposta precedente con il Suo appellativo. "Esatto!" disse entusiasta. Detto fatto: afferrò una sottile bacchettina e me la pose in mano. "Poi, buco di culo?" "Ehm... le stazioni Milady" "Vedo che hai un ingegno davvero eccezionale. Ecco, diciamo che con la mia nuova radio, modello buco di culo, il cambio di stazione verrà fatto a ceffoni, mi sembra corretto no? ogni volta che vorrò cambiare canale ti mollerò una sberla. Sai sei un modello vecchio e inutile e hai bisogno delle maniere forti per funzionare. Manca la manopola del volume...." disse maliziosa fissandomi dritta negli occhi.... poi prese un guanto di lattice e mentre io la guardavo con aria raggelata, passeggiandomi davanti, se lo infilò nella mano molto lentamente...
"Guardalo, l'idiota" disse beffarda "nemmeno riesce a muoversi: sembri un sacco di patate." Con la suola dei suoi sandali premette il mio volto facendomi perdere l'equilibrio. Mi ritrovai a pancia all'aria con le gambe ancora un po' anchilosate: come una tartaruga rovesciata sul guscio. Ebbi però il privilegio di vederla, finalmente.
Dal basso la sua bellezza appariva ancora più imponente: un corpetto nero e rosso le stringeva la vita e un perizoma nero segnava il profilo alto delle lunghe gambe, agognato rifugio del mio volto. Le scarpe che indossava, sandali aperti con tacco vertiginoso, le conferivano una sensualità leggera e perversa che mi eccitò.
Mi prese per l'orecchio e tirando con forza mi trascinò nella stanza attigua davanti allo specchio a parete. Cercai affannosamente di seguirla ma caddi più volte. Fu lì che mi accorsi che nelle mani teneva un frustino: il mio didietro ne assaggiò il tenore inflessibile accompagnato da ripetuti "E muoviti, imbecille!".
Davanti alla mia immagine riflessa (mi fece mettere in ginocchio con le "zampette" alzate a mo' di cagnolino addestrato") mi intimò di leggere ad alta voce le parole che avevo scritto sul foglio che mi penzolava sul petto. "Sono un pirla" riecheggiò nell'aria più e più volte seguendo il ritmo delle sberle che di tanto in tanto Milady mi regalava.
"Tu hai bisogno di una regolata" disse improvvisamente facendomi scorrere un brivido lungo la schiena. La vidi allontanarsi sculettando: mai visione più celestiale appagò i miei occhi, le sue chiappe danzavano davanti ai miei occhi alternandosi in una sinfonia di soda morbidezza. Giunta in fondo alla stanza si chinò senza piegare le ginocchia: il suo sedere assunse proporzioni divine e le rotondità iraggiarono di beltà lo spazio attorno.
Tornò tenendo fra le mani uno sgabello su cui mi fece appoggiare il petto, lasciando al vento le mie natiche. In quella posizione, mi avvisò Milady, dovevo funzionare da radio: "Che cos'ha una radio?" disse ironica tenendo la mia faccia tra la mano e stringendo le mie guance. "L'an-an-antenna" risposi. Mi arrivò un ceffone "Non ricordi che devi finire sempre le frasi con Milady?!?!?!? Allora, da bravo, cos'ha una radio?" Ripetei la mia risposta precedente con il Suo appellativo. "Esatto!" disse entusiasta. Detto fatto: afferrò una sottile bacchettina e me la pose in mano. "Poi, buco di culo?" "Ehm... le stazioni Milady" "Vedo che hai un ingegno davvero eccezionale. Ecco, diciamo che con la mia nuova radio, modello buco di culo, il cambio di stazione verrà fatto a ceffoni, mi sembra corretto no? ogni volta che vorrò cambiare canale ti mollerò una sberla. Sai sei un modello vecchio e inutile e hai bisogno delle maniere forti per funzionare. Manca la manopola del volume...." disse maliziosa fissandomi dritta negli occhi.... poi prese un guanto di lattice e mentre io la guardavo con aria raggelata, passeggiandomi davanti, se lo infilò nella mano molto lentamente...
ringrazio BdC