Mi aveva convocato in un bar del centro. "Aspettami al tavolino in fondo alla saletta. E quando arrivo comportati come devi, cretino".
Cretino, cretino, cretino... quell'appellativo risuonava nella mia mente in maniera ossessiva. Lo pronunciava con un piacere sadico e intenso, arrotando le consonanti in modo da rendere quasi concreta l'umiliazione verbale. Confesso che riusciva sempre nel suo obiettivo: se all'inizio della telefonata l'impulso era quello di opporre qualche obiezione ai suoi comandi, di limitare il suo straripante potere, dopo quella semplice parola, proferita con tono autoritario e divertito insieme, la mia disposizione d'animo era mutata e in cuor mio avevo già assunto la posizione di un quadrupede scodinzolante con le zampette alzate in attesa di un generoso boccone della Padrona... Così non riuscii a balbettare nient'altro che un debole "Come vuole... Milady". Click.
Attesi una mezz'oretta tra nervosismi e fantasie. Era la prima volta che l'avrei vista in pubblico e la cosa provocava in me un misto di eccitazione e timore. Quella situazione inedita carezzava la mia fantasia ma al tempo stesso sollecitava in me una certa inquietudine.
Prima della sua voce, sentii il ticchettio dei suoi tacchi, inspirai l'intensità del suo profumo. Alzai lo sguardo verso l'entrata: procedeva altera e bellissima verso di me, con lo sguardo piantato nei miei occhi. Vidi un ghigno malizioso far capolino sulle sue labbra. Poi si piantò davanti a me. Dopo un attimo di silenzio in cui la osservavo impietrito disse ironica "Beh, la faccia da cretino ce l'hai... ora però datti da fare, non mi piace aspettare in piedi". A quelle parole, come risvegliatomi, scattai dalla sedia come un automa "Prego, prego, si sieda..." balbettai mentre spostavo la sedia per farla accomodare. Una fitta mi colpì al piede: la punta del tacco si era conficcata nel mio piede con una certa decisione e mi aveva fatto chinare in avanti. Fu in quella posizione che la sentii afferrarmi un orecchio e sussurrarmi "Non ricordi come mi chiamo, idiotino?" Ebbi solo il tempo per riprendere il fiato ed emettere in un solo suono "..Miladyyyyyy", poi dolorante raggiunsi goffamente la sedia di fronte a lei, che mi fissava divertita. In quel momento ci raggiunse la cameriera del locale.
"Un Rossini, grazie" disse gentilmente Milady. Io tenevo lo sguardo basso. "Il signore desidera qualcosa?" si rivolse a me la cameriera. "Il signore?" intervenne lei anticipando ogni mia possibile risposta "Non desidera nulla, gli basterà un po' d'acqua naturale". Poi, quando la cameriera fece per allontanarsi, le fece un cenno per richiamarla e le sussurrò nell'orecchio "Per favore l'acqua gliela porta in una ciotola? sa... l'ho abituato così..." La cameriera del locale inizialmente rimase interdetta, poi le due si scambiarono uno sguardo d'intesa...
"Bene coglioncello, dimmi un po' cosa vuoi donare alla tua divina?" attaccò Milady con tono ilare e scherzoso. "Ecco... non saprei...". Mi interruppe subito "Dovevo immaginarlo, il tuo cervellino non è in grado di immaginare i desideri di un essere superiore. Allora ti darò qualche spunto. Scrivi!" Rimasi spiazzato, non mi aspettavo un ordine del genere, cercai nelle tasche una penna senza successo. "Imbecille" mi disse con tono irriverente "basta che ti alzi, muovi quelle gambine, arrivi al bancone e molto gentilmente chiedi una penna. Sei sicuro di riuscire a farlo?" Scattai dalla sedia "Alt!" mi bloccò lei "Ogni volta che ti alzi devi render omaggio ai miei piedi. Su da bravo, a cuccia e riveriscili". Mi guardai attorno preoccupato, controllai la saletta, vuota per fortuna, mi chinai "Giù giù, ti voglio a quattro zampe" Temetti che la cameriera potesse tornare, quindi baciai piede e sandalo e mi rialzai "Bene bene. Adesso muoviti idiota, dovresti aver capito che non mi piace aspettare".
Cretino, cretino, cretino... quell'appellativo risuonava nella mia mente in maniera ossessiva. Lo pronunciava con un piacere sadico e intenso, arrotando le consonanti in modo da rendere quasi concreta l'umiliazione verbale. Confesso che riusciva sempre nel suo obiettivo: se all'inizio della telefonata l'impulso era quello di opporre qualche obiezione ai suoi comandi, di limitare il suo straripante potere, dopo quella semplice parola, proferita con tono autoritario e divertito insieme, la mia disposizione d'animo era mutata e in cuor mio avevo già assunto la posizione di un quadrupede scodinzolante con le zampette alzate in attesa di un generoso boccone della Padrona... Così non riuscii a balbettare nient'altro che un debole "Come vuole... Milady". Click.
Attesi una mezz'oretta tra nervosismi e fantasie. Era la prima volta che l'avrei vista in pubblico e la cosa provocava in me un misto di eccitazione e timore. Quella situazione inedita carezzava la mia fantasia ma al tempo stesso sollecitava in me una certa inquietudine.
Prima della sua voce, sentii il ticchettio dei suoi tacchi, inspirai l'intensità del suo profumo. Alzai lo sguardo verso l'entrata: procedeva altera e bellissima verso di me, con lo sguardo piantato nei miei occhi. Vidi un ghigno malizioso far capolino sulle sue labbra. Poi si piantò davanti a me. Dopo un attimo di silenzio in cui la osservavo impietrito disse ironica "Beh, la faccia da cretino ce l'hai... ora però datti da fare, non mi piace aspettare in piedi". A quelle parole, come risvegliatomi, scattai dalla sedia come un automa "Prego, prego, si sieda..." balbettai mentre spostavo la sedia per farla accomodare. Una fitta mi colpì al piede: la punta del tacco si era conficcata nel mio piede con una certa decisione e mi aveva fatto chinare in avanti. Fu in quella posizione che la sentii afferrarmi un orecchio e sussurrarmi "Non ricordi come mi chiamo, idiotino?" Ebbi solo il tempo per riprendere il fiato ed emettere in un solo suono "..Miladyyyyyy", poi dolorante raggiunsi goffamente la sedia di fronte a lei, che mi fissava divertita. In quel momento ci raggiunse la cameriera del locale.
"Un Rossini, grazie" disse gentilmente Milady. Io tenevo lo sguardo basso. "Il signore desidera qualcosa?" si rivolse a me la cameriera. "Il signore?" intervenne lei anticipando ogni mia possibile risposta "Non desidera nulla, gli basterà un po' d'acqua naturale". Poi, quando la cameriera fece per allontanarsi, le fece un cenno per richiamarla e le sussurrò nell'orecchio "Per favore l'acqua gliela porta in una ciotola? sa... l'ho abituato così..." La cameriera del locale inizialmente rimase interdetta, poi le due si scambiarono uno sguardo d'intesa...
"Bene coglioncello, dimmi un po' cosa vuoi donare alla tua divina?" attaccò Milady con tono ilare e scherzoso. "Ecco... non saprei...". Mi interruppe subito "Dovevo immaginarlo, il tuo cervellino non è in grado di immaginare i desideri di un essere superiore. Allora ti darò qualche spunto. Scrivi!" Rimasi spiazzato, non mi aspettavo un ordine del genere, cercai nelle tasche una penna senza successo. "Imbecille" mi disse con tono irriverente "basta che ti alzi, muovi quelle gambine, arrivi al bancone e molto gentilmente chiedi una penna. Sei sicuro di riuscire a farlo?" Scattai dalla sedia "Alt!" mi bloccò lei "Ogni volta che ti alzi devi render omaggio ai miei piedi. Su da bravo, a cuccia e riveriscili". Mi guardai attorno preoccupato, controllai la saletta, vuota per fortuna, mi chinai "Giù giù, ti voglio a quattro zampe" Temetti che la cameriera potesse tornare, quindi baciai piede e sandalo e mi rialzai "Bene bene. Adesso muoviti idiota, dovresti aver capito che non mi piace aspettare".