2 luglio 2011

Il mio segreto

Non l'ho mai detto a nessuno... Ma il desiderio di raccontare è forte...
E' successo tempo fa, non ricordo esattamente. Mi ricordo che era inverno ed una mia amica mi piombò in casa:
"Ho trovato un posto surreale! Una vecchia chiesa sconsacrata in mezzo alle campagne!"
"Dove? Raccontami tutto..."
Si trattava di una piccola cappella circondata da vegetazione e poi da una distesa di nulla. Aveva ancora il suo campanile: una torretta senza ormai campane, ma ottimamente conservata. Salendo la scala a chicciola si arrivava in una piccola stanza, senza finestre. Ed è stato lì che ho avuto l'ispirazione!
Ci misi giorni ad allestire il luogo. Montai anelli ai muri e al pavimento; portai corde, catene e lucchetti; un secchio, stracci e svariati litri d'acqua; un materasso e -ovviamente- la mia valigia. Preparai la postazione del fuoco. Ora ci voleva una vittima sacrificale.
Chiamai la mia amica: "Ciao cara, che fai stasera?" Andammo in una famosa discoteca.
Ci sistemammo su un divanetto con un grazioso tavolino. Sorseggiando il mio drink, accavallai le gambe e non riuscii a resistere alla tentazione di sfilare il tallone dalla scarpa... Quel gesto attirò l'attenzione di un ragazzo, che non perse tempo e venne ad importunarci. Ragazzo grazioso, dall'indole timida: soggetto ideale.
Feci finta di interessarmi ai fatti suoi e la sua timidezza svanì in pochi minuti, ci offrì da bere e l'alcol fece il resto. Alla fine della serata era confuso ed estremamente soggiogato.
"Bene mia cara, ora il nostro pollo è cotto a puntino!"
Con una scusa lo convicemmo a salire in auto con noi. Era in estasi per la situazione e l'alcol gli impediva di approfondire i ragionamenti, in più ogni volta che ci rivolgeva delle domande noi ridevamo e lo costringevamo ad annusare una scarpa che gli tenevamo sulla faccia per qualche minuto. Non faceva la minima attenzione alla strada buia...a tratti sterrata...che conduceva lontano dalla città...
Dopo averlo bendato lo portammo su. Non fu molto faticoso stenderlo, facendogli delle moine addirittura lo convincemmo ad indossare da solo polsiere, cavigliere e pure il collare!
Sorrisi.
La mia amica gli sedette prima vicino e poi per gioco si mise sulla sua faccia, non persi tempo: lo agganciai mani, piedi e collo. Ci levammo sopra di lui, guardandolo dall'alto...fu in quel preciso istante che l'espressione del ragazzo cambiò. Da compiaciuta e sorridente divenne dubbiosa e poi spaventata. cercò di muoversi e sentì le catene che lo trattenevano: ora era terrorizzato.
Ci prendemmo gioco di lui tutta la notte, dandoci il cambio io e la mia amica per non permettergli mai di riposarsi. Prima si prese la sua raffica di frustate, poi ghiaccio e acqua gelida, poi cera. Poi pissing, umiliazioni e derisioni.
Cominciò ad albeggiare. Il ragazzo era allo stremo delle forze, così fu semplice immobilizzarlo, bendarlo e caricarlo nel portabagagli. Prima che il sole fosse completamente sorto lo stavo scaricando in mezzo alla campagna. Gli svuotai addosso una bottiglia di gin che impregnò i suoi vestiti e gli intimai di non levarsi la benda che gli copriva gli occhi. Mi allontanai silenziosamente ed egli rimase come uno stoccafisso, in mezzo al nulla, maleodorante di gin.
Era un forestiero di passaggio, non conosceva i luoghi e viaggiava solo.
Lessi di lui su un giornale locale, fu trovato in stato confusionale e condotto dalle forze dell'ordine, che lo presero per un ubriaco con molta fantasia.
Chissà se va ancora in giro ad importunare le ragazze...